In Turchia, India e Kazakistan la censura sui Social Network sarà interna al paese

Un funzionario interno si occuperà di segnalare i contenuti non conformi alla linea di governo; Facebook avrà 36 ore di tempo per cancellare i contenuti degli utenti segnalati.

A farne le spese è la democrazia e la libertà di espressione, in un momento storico dove le proteste e il dissenso vengono ampiamente costruite ed alimentate attraverso le piazze virtuali. Le azioni dei diversi governi centrali sono incentrate sulla continua repressione di qualsiasi forma di dissenso verso la linea di regime. Oggi l’unico ostacolo ad una comunicazione unilaterale restano le piazze virtuali, fino ad ora inaccessibili al confinamento nazionale. Negli ultimi 5 anni ci sono stati diversi tentativi di aggirare il pluralismo che facebook, twitter, linkedin ed Instagram permettono. Uno di questi è il rappresentate nel paese di fruizione della piattaforma. Ad introdurre la figura chiave, nel 2018, è stata la Turchia.

Il rappresentante aiuterà i governi a reprimere il dissenso

Secondo la legge, approvata alla fine del 2020 dal Parlamento turco su diretta proposta del partito fondato da Erdogan, il governo dovrà avere una maggiore presenza in termini di sorveglianza sulle attività degli utenti turchi all’interno della piattaforma. Il contenuto del testo di legge prevede che le piattaforme che registrano, al momento dell’entrata in vigore della legge, più di un milione di utenti attivi al giorno, dovranno nominare un rappresentante legale nel paese, rigorosamente di cittadinanza turca. 

Se la piattaforma non dovesse intervenire e seguire scrupolosamente le indicazioni, il governo si riserva il diritto di intervenire con multe e riduzione della banda di internet fino alla sospensione del servizio. Come si legge sull’eastjournal, nel solo mese di marzo 2021, circa 100 giornalisti sono stati chiamati a comparire davanti ad un giudice nel paese. 

Facebook rilascia una nota ufficiale il 18 gennaio 2021 in cui annuncia di avviare le operazioni per l’adeguamento alla legge in Turchia. La mossa turca appare chiara, un impegno atto a frenare le voci indipendenti, oggi permesse dalla liquidità dei controlli e dall’impossibilità di mediazione con la geopolitica delle Bigtech, con seguente scarso potere di censura.

La nota in cui Facebook apre con un inciso sulla libertà di espressione e la salvaguardia dei diritti umani, per poi annunciare l’adeguamento alla legge No. 5651 in Turchia.

Se da un lato, nella nota, Facebook annuncia di porre al primo posto la salvaguardia delle libertà fondamentali, dall’altro annuncia di aver adeguato la presenza nel paese, acconsentendo alla creazione del referente che si occuperà di segnalare post, foto, video, articoli e qualsiasi contenuto diffuso in rete dai singoli cittadini. I contenuti segnalati verranno notificati alla rispettiva piattaforma che dovrà provvedere alla eliminazione. 

Per comprendere la criticità dell’operazione, basta guardare al punteggio dei tre parametri analizzati nell’annuale report di “Freedom of the net”. I parametri sono: l’ostacolo nell’accesso alla rete – che include i continui down della banda per limitare proteste e dissensi, la censura nella creazione di contenuti – data anche dalla paura dei cittadini nelle ripercussioni fisiche e legali, e come ultimo parametro le violazioni dei diritti degli utenti. Il punteggio totale è assegnato in base ai rapporti che gli analisti dell’osservatorio producono dopo aver verificato ed osservato migliaia di casistiche. Nel 2021 la Turchia ha ottenuto un livello di libertà sulla rete di 34/100 ed una classificazione come Paese “Non libero”. 

La strada è segnata. In questa direzione, la scorsa settimana in Kazakistan è stata approvata una legge che impone tassativamente ad aziende proprietarie di piattaforme social media e app di messaggistica, non interne al paese, di aprire un ufficio di rappresentanza nei confini nazionali, affinché si possano filtrare e tenere online solo i contenuti ritenuti idonei. La legge permetterebbe la rimozione e la censura dei post di dissidenti, avversari politici, critici, giornalisti non filogovernativi che oggi trovano in Facebook, Twitter, Linkedin, Tik Tok, le uniche finestre di affaccio sulla possibilità di illuminare contesti e situazioni di crisi e violenza. 

Nello stesso comunicato stampa del governo di Nur Sultan, si legge che “la procedura semplificherebbe la gestione delle richieste ufficiali per rimuovere i contenuti illegali”.

Il punto è proprio questo. Contenuti “Illegali”, per i governi che occupano posizioni di allerta nella classifica Freedom House, è un punto controverso e molto relativo, in quanto a decidere il quando, come e per quale motivo un contenuto sia illegale come gli stessi parametri con cui un contenuto diventa illegale, sarà a totale gestione del paese che ospita l’ufficio di rappresentanza. 

Facebook avrà 36 ore per rimuovere i contenuti segnalati

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