Il ricordo di Peppino Impastato con la professoressa Stefania Pellegrini

Era l’8 maggio 1978 quando veniva trovato il corpo di Peppino, fatto esplodere con una bomba sui binari del treno. Ci sono voluti 24 anni affinché  Gaetano Baldalamenti venisse riconosciuto come unico responsabile dell’omicidio e condannato ad ergastolo. Peppino è stato un attivista politico, un artista e un poeta. Nato in una famiglia mafiosa decise di riscattarsi da quella condizione che tendeva a diventare stato di natura, e fondò la sua piccola radio, “Radio-out” attraverso la quale derideva, prendeva in giro, scherzava sui capi mafiosi e i loro affari illeciti. Qui, la professoressa Stefania Pellegrini, docente di Mafia e Antimafia all’università di Bologna, ci raccontava chi era davvero Peppino Impastato. 

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La grandezza di Peppino è stata nel risvegliare, durante gli anni di punta della mafia in Sicilia, la coscienza sociale annebbiata  dalla paura. Se dovesse descriverlo ai suoi studenti, cosa direbbe loro?

Peppino era un rivoluzionario, un anarchico rivoluzionario che amava la libertà e lottava per i diritti degli ultimi. La sua storia è molto interessante perché Peppino proveniva da una famiglia mafiosa. Per lui era naturale contrastare la mafia di Cinisi,del boss Baldalamenti, e lo ha fatto in un modo particolare; canzonando i mafiosi, prendendoli in giro, smitizzandoli, andando a colpire il loro potere, sminuendoli agli occhi dei ragazzi che ascoltavano la radio.

Quali sono le differenze tra la Sicilia di oggi e quella di Peppino e com’è cambiata la mafia in questi anni?

Più che come è cambiata la mafia, è cambiata l’antimafia. In Sicilia è cresciuto un movimento antimafia molto importante, una rete di associazioni  territoriali che fanno la differenza a livello nazionale. Il problema è di com’è cambiata “Cosa nostra”. “Cosa nostra” è cambiata perché c’è una mafia che ha una sempre maggiore dimensione territoriale, politica, istituzionale. E’ sempre più mimetizzata negli alti livelli pubblici, mentre negli anni di Peppino era ancora percepibile.

Qual è il ricordo di Peppino a cui è più legata?

Peppino era un cavallo pazzo, una persona geniale. Era anarchico,anticlericale e la sua peculiarità era la grande forza comunicativa. Un potere comunicativo a tal punto di raggiungere l’animo dei mafiosi. Si deve considerare che Peppino, non è stato ucciso perché concretamente è riuscito a bloccare la corrente mafiosa, ma è stato ucciso per questo suo ruolo di smitizzare il ruolo della mafia.

La mafia va combattuta dai particolarismi e dai piccoli privilegi. Falcone disse : “La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani, avrà un inizio e una fine”.  Cosa ne pensa a riguardo?

Se faccio questo lavoro è perché credo sia, perlomeno, gestibile. I ragazzi, le istituzioni devono sostenere i movimenti antimafia. Questo è un movimento fatto da tante professionalità, da tante competenze, perché solo così si può affrontare la lotta alla mafia. Se non sperassi, se non avessi la consapevolezza che le cose possano cambiare, non mi impegnerei in quello che sto facendo.

Bologna è stata il palco della XX giornata nazionale per la lotta alle mafie, che l’ha vista al fianco di Don Ciotti; Quanto conta libera Libera sul territorio nazionale e con quali strumenti libera si è fatta strada negli anni?

Libera è un associazione che è stata ed è parte attiva, nel senso che non si limita a denunciare. Libera offre servizi reali completi, non dobbiamo dimenticare che la legge sui beni confiscati è una legge che ha voluto Libera, che con 1.000.000 di firme è stata la legge popolare che ha raccolto più firme in assoluto. Grazie a questa legge si ha il compimento del pensiero e del volere di Pio La Torre. Libera continua ad essere una piattaforma di confronto e di formazione, di proposte normative. L’agenzia dei beni confiscati è presente grazie ad una richiesta di Libera. Tante lotte vinte e tanti avanzamenti li abbiamo perché Libera è presente. Libera è bella perché è multiculturale, multietnica e multidentitaria.

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