Ex-Ilva, grigio acciaio: la storia infinita di una città sacrificata (Parte 1)

26 FEBBRAIO, 2021

La storia e il caso giudiziario

Volevamo scrivere un articolo come quelli che leggete ogni giorno sul nostro sito. Subito ci siamo accorti che se incroci la storia di Taranto degli ultimi sessant’anni, un pezzo non basta. Forse neanche due o tre. E di articoli, sull’ex ILVA e i suoi fumi velenosi ce ne sono a centinaia: raccontano di quando permettevano di abbracciare la felicità e di quando invece hanno solo procurato morte. 

Abbiamo scelto allora di selezionare quello che è importante secondo noi conoscere per capire perché quelle ciminiere non si sono più spente. Nella prima parte del nostro lavoro ci siamo concentrati sulla linea del tempo dell’acciaieria di Taranto dai suoi albori a oggi, dalla proprietà alla vicenda giudiziaria, passando per il ruolo superficiale e demagogico della politica di ogni Governo. Successivamente, analizzeremo le turbolenti questioni ambientali e soprattutto, di salute.

Il 14 aprile 2021 potrebbe essere una data storica per Taranto. Quel giorno infatti, la città potrebbe liberarsi del mostro che la attanaglia da quasi sessant’anni: l’acciaieria ex ILVA. A seguito della sentenza del Tar di Lecce del 13 febbraio in quel giorno di aprile potrebbero essere spenti per sempre gli altiforni dello stabilimento siderurgico.  La prima sezione del Tar leccese, presieduto da Antonio Pasca, ha infatti respinto il ricorso di Arcelor Mittalcontro l’ordinanza del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci del 27 febbraio scorso, che imponeva alla multinazionale indiana di individuare e rimuovere, entro 30 giorni, le criticità ambientali, per poi procedere, nei successivi 30 giorni, alla chiusura degli impianti inquinanti. 

Secondo il tribunale amministrativo, «è provato che i fenomeni emissivi sono stati determinati da malfunzionamento tecnico, difettosa attività di monitoraggio e di pronto intervento, nonché criticità nella gestione del rischio e nel sistema delle procedure di approvvigionamento di forniture e di negligente predisposizione di scorte di magazzino. Si evince altresì che tali criticità e anomalie possono ritenersi risolte solo in minima parte e che, viceversa, permangono le condizioni di rischio del ripetersi di siffatti gravi accadimenti emissivi, che, del resto, non possono certo dirsi episodici, casuali e isolati». Quella andata in scena il 13 febbraio, però, è solo l’ennesima battaglia di una guerra che da anni vede contrapposti la Politica e la Giustizia, il lavoro e la salute, le esigenze produttive e l’ambiente.

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Raffaele Buccolo, Sofia D’Arrigo, Mario Mucedola

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