AFGHANISTAN, ISI E CIA AVEVANO BARADER NEL 2010. L’EDUCAZIONE SCOLASTICA AL MINIMO DURANTE IL PRIMO EMIRATO ISLAMICO

Sono trascorsi dieci giorni dalla presa di Kabul da parte dei combattenti Talebani. Una vittoria che lascia molti punti interrogativi su chi realmente abbia aiutato i Talebani e sul perché gli Stati Uniti abbiano permesso uno scenario che ha portato milioni di civili sotto il mirino dei combattenti indipendenti, guidati da Abdul Ghani Barader, attuale capo politico dei talebani e mente della presa della capitale del paese. Rimane la situazione di un paese che vede crollare ogni base di democrazia, coltivata con fatica nei successivi anni dopo la caduta del regime talebano nel 2001.

Chi è il capo politico dei talebani e di Kabul?

Abdul Ghani Barader, nato in una tribù Pushtun nel sud dell’Afghanistan, ha combattuto fin da giovane con i guerriglieri mujaheddin – per poi rovesciare lo Stato Islamico fondato dai combattenti della jihad nel 1996, con la nascita dell’Emirato Islamico talebano – contro i sovietici e il governo afgano, per poi fondare la linea dura dei seminaristi coranici nel 1994 e cacciare dal paese le forze nemiche e il governo centrale.

E’ stato liberato da una prigione pakistana 3 anni fa sotto richiesta degli Stati Uniti, dopo essere stato catturato da ISI e CIA nel febbraio del 2010 in Pakistan. Barader, nel 1994 è stato uno dei 4 fondatori del movimento talebano. Un giornalista pakistano, nel 2010, commentava così alla BBC l’arresto: “il Mullah Baradar era responsabile della strategia militare e politica dei talebani e la sua cattura, se confermata, sarebbe stata un duro colpo per loro”.

Se il presidente degli Stati Uniti, poche settimane fa affermava che nessuna riconquista dell’Afghanistan nel breve periodo fosse prevista, lo stesso Barader, nove anni dopo il rovesciamento del regime talebano, contemplava “il ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan” come punto di partenza per una ricostruzione governativa talebana.

Il secondo mandato dell’Emirato islamico in Afghanistan dopo la caduta del 2001

Nell’annunciare la presa della capitale del paese , il portavoce dei Talebani Zabiullah Mujahid si è rivelato in pubblico per la prima volta, dopo anni di comunicazioni anonime. Il suo nome resta però visto da molti come fittizio e utilizzato da diversi portavoce. A raccontarlo è Mat Nashed, giornalista che occupandosi per diverso tempo della comunicazione talebana, ha fatto notare che Zabiullah Mujahid era uno pseudonimo utilizzato dall’ufficio stampa dei talebani in Pakistan in cui erano impiegate più persone.

Nonostante l’Emirato islamico sia ancora un governo autoproclamato, l’account twitter Zabihullah, utilizzato come unico canale ufficiale dei talebani, ieri ha nominato in un tweet Haji Muhammad Idrees come governatore della Banca Centrale afgana. Il governo, in carica da 9 giorni, si trova a fare i conti con l’effettiva situazione del paese, distrutta da uno scenario precedente di grave crisi, ed aggravato dalla presa del paese che ha portato, per paura, alla chiusura di negozi, import/export e istituti e alla fuga del personale amministrativo.

La maggior parte dei funzionari del precedente governo afgano sono in fuga, dati alla clandestinità o in cerca di una via per uscire dal paese, catapultando i talebani in una crisi di gestione. La nuova bandiera, diffusa dopo la presa di Kabul, rientrerebbe all’interno della strategia dei talebani di iniziare un nuovo percorso agli occhi delle potenze internazionali, professando un nuovo governo moderato e tollerante.

La futura legge dell’Emirato islamico, la Sharia e l’interpretazione dei Talebani

In Arabia Saudita, alla stregua talebana, la costituzione del Paese è totalmente incentrata sulla Sharia, codice di leggi che si basa integralmente sul Corano e disciplina la condotta non solo dei credenti, ma di ogni cittadino del paese. Il fine ultimo professato è che si rispettino i desideri di Dio in tutte le aree della vita privata.

Oggi molte interpretazioni della legge Sharia vengono utilizzate per giustificare un codice penale che prevede punizioni crudeli come l’amputazione e la lapidazione e il controllo totale della vita della donna in ogni ambito della sfera privata, dall’istruzione all’abbigliamento, alle relazioni e all’indipendenza.

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