India: tra black market di ossigeno, roghi crematori e tweet di soccorso, il coronavirus conta più di 2 milioni di contagi a settimana

La propaganda dei sistemi autoritari si pone sempre un passo in avanti alla verità e il primo ministro indiano Narendra Modi alla fine di gennaio, in vista delle imminenti elezioni in diversi stati della federazione, si fregiava del suo operato così: ” Grazie a soluzioni made in India abbiamo controllato la diffusione del virus e migliorato le infrastrutture sanitarie”. Se il 27 marzo i casi ufficiali erano alla soglia dei 60.000 postivi giornalieri, il 27 aprile, un mese dopo, erano quasi 360.000. In mezzo, una diffusione capillare del virus alimentata dalle politiche di apertura del governo, dalle elezioni e dalle celebrazioni del Kumbh Mela, celebrazione indù che ha la durata di un mese, ed ha visto la partecipazione di milioni di persone sulle rive del fiume Gange. Il festival Kumbh Mela nell’edizione del 2019 aveva registrato 80 milioni di presenze. Gli stessi periodi di campagna elettorale in West Bengal, Kerala, Tamil Nadu, Assam e Puducherry sono stati terreno di assembramenti durante i comizi elettorali, in una totale assenza di prevenzioni igienico-sanitarie.

La struttura sanitaria già fortemente precaria in India ha subito un duro affondo con una corsa disperata ad apparecchi di ventilazione polmonare, bombole di ossigeno e presidi di protezione. Da circa due settimane si viaggia con una media di 300.000 casi di coronavirus e 17 milioni di casi attivi con più di 4000 – e punte di 7000 – morti al giorno. Seppur l’analisi si concentra su più di 1/8 della popolazione mondiale, per gli epidemiologi la cifra potrebbe essere superiore fino a 30 volte; le stime dei contagi sono fortemente approssimative e la precaria gestione sanitaria ne è una prova. A metà aprile, nonostante l’India fosse stato ed è tutt’ora serbatoio mondiale della produzione di vaccini, al netto delle 30 milioni di dosi spedite al programma di cooperazione internazionale e della nuova sperimentazione del vaccino proprio Covaxin, il governo di Modi aveva vaccinato l’1,3% della popolazione.

Numeri e sovrappopolamento

I casi di Coronavirus, come si evince dall’elaborazione grafica BBC, hanno avuto un brusco aumento a partire dalla metà di aprile in tutta l’India e nello specifico nelle maggiori città indiane largamente sovrappopolate. Il tema stesso della sovrappopolazione è stato il fulcro di una seconda ondata non controllata. In India il 20% della popolazione, corrispondente a più di 300 milioni di persone vive con 1,25 dollari al giorno in una condizione abitativa e lavorativa rurale. Secondo i dati dell’Onu l’India tra meno di 3 anni sorpasserà la Cina divenendo il paese più popolato al mondo. Una fonte residente nel Paese ci conferma che nonostante il sovrappopolamento sia stato un fattore chiave nella gestione dell’epidemia – il numero di abitanti italiani, 60 milioni, corrisponde al numero di cittadini che abitano attorno alla capitale indiana – la gestione sanitaria del governo attuale sia stata totalmente inattiva nell’anno appena trascorso.

La gestioni modi e le strutture sanitarie in India

L’India si è mostrata al mondo come Il paese con la più grande produzione di vaccini AstraZeneca, esportando il prodotto in tutto il mondo. La situazione in india, che ha occupato il prime-time mediatico internazionale per la ferocia delle immagini dei roghi crematori per strada, è il risultato di una gestione politica non efficiente e di un paese impreparato ad una crisi di questa portata. Il vero – e forse unico – punto di forza del governo Modi sono i mezzi d’informazione, è bene ricordare che il nuovo rapporto annuale Reporters Sans Frontiere, pone lo Stato Indiano tra i posti ultimi della classifica, analizzando la situazione di informazione in India come totalmente controllata dalle pressioni di governo. La stessa narrazione della situazione sanitaria in India è fortemente distorta, le immagini dei roghi per strada non trovano alcun posto nelle principali testate e media del paese.

continua su 2duerighe.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *